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Quando dobbiamo affrontare un nuovo progetto Web, ci ritroviamo a compiere, in molti casi, le medesime operazioni di analisi e configurazione, soprattutto in fase post messa online. Sono operazioni fondamentali per una buona ottimizzazione del nostro sito, in particolar modo per quel che riguarda il posizionamento nei motori di ricerca (SEO).

In  questo articolo, che definirei una sorta di Checklist SEO, vediamo insieme quali sono le principali operazioni da compiere quando rilasciamo un nuovo sito, considerando sempre che non tutti i suggerimenti in elenco soddisferanno obbligatoriamente tutte le nostre esigenze, a volte è necessario seguire tutti i passaggi altre volte solo alcuni di essi.

  • Registrare un account di posta su Gmail per poter usufruire dei servizi di monitoraggio e statistiche messi a disposizione da Google, vedi i prossimi due punti.
  • Configurare Google Analytics per monitorare i dati di traffico sul sito.
  • Configurare Google Search Console per monitorare i dati di ricerca, i link verso il tuo sito, lo stato di “salute” delle proprie pagine web e tante altre informazioni utili.
  • Configurare Bing Webmaster Tools, strumenti simili a quelli presenti nella Google Search Console ma messi a disposizione dal motore di ricerca di casa Microsoft.
  • Se si sta utilizzando il CMS WordPress, sono consigliatissimi questi due importanti plugin che vi faciliteranno la vita e non poco; per le configurazioni SEO: WordPress Yoast SEO e per la configurazione delle Google Analytics: Google Analytics by Yoast.
  • Avendo precedentemente collegato il proprio sito alla Google Search Console, ora è fondamentale tenere sotto controllo i vari report forniti, in particolar modo andando a correggere tutte le pagine con errori 404 / 500, quelle con contenuti duplicati, quelle con tag title mancanti, e tutti gli altri errori rilevati da Google.
  • Utilizzare software per rilevare ulteriori errori, tra cui uno molto comune è l’impostazione di url redirect di tipo 302 quando dovrebbero essere di tipo 301. Ci sono diversi software free e a pagamento in rete che scansionano le nostre pagine web, uno semplice e gratuito è Browseo. Tramite questo sito è possibile analizzare una pagina web senza le “distrazioni” dovute alla presenza di oggetti grafici ed evidenziando le parti rilevanti per la SEO.
  • Scaricare ed installare nel proprio PC Screaming Frog e Visual SEO Studio. Questi software permettono un’analisi completa del sito web, forniscono una visione d’insieme dei problemi on-site, la gestione delle mappe xml, i suggerimenti SEO da applicare, con un’attenzione specifica sullo stato dei link interni ed esterni. È possibile, inoltre, applicare filtri ed esportare i dati per una corretta analisi dei risultati. Sono programmi molto importanti per analizzare una grande quantità di pagine web contemporaneamente e correggere eventuali errori.
  • Analizzare le parole chiave su cui si vuole puntare per un corretto posizionamento sui motori di ricerca. Registrandosi al servizio di AdWords di Google, è possibile usufruire dello Strumento di pianificazione delle parole chiave. Con questo strumento di analisi andremo a controllare i volumi di ricerca di determinate keywords e la concorrenza, cioè il numero di inserzionisti che stanno pubblicando annunci per quelle parole. Anche se non dobbiamo avviare una campagna di Pay per Click, lo strumento è molto utile per scegliere su quali parole chiave vogliamo puntare per ottimizzare le nostre pagine. Quando si mettono online contenuti nuovi, è meglio iniziare scegliendo parole chiave con medio/bassa concorrenza e con una non eccessiva mole di ricerche.
  • Analizzare il profilo dei backlink che stanno ricevendo i principali concorrenti. Il numero, e la qualità dei link che arrivano da siti esterni verso il nostro sito, è un fattore SEO molto importante. Possiamo partire analizzando la concorrenza, a questo proposito due servizi online molto famosi sono Ahrefs e Majestic SEO. Entrambi sono software a pagamento che forniscono alcune funzionalità ridotte previa registrazione.
  • Inserire, se possibile, la keyword principale nell’URL del dominio web.
  • Inserire il tag title diverso per ogni pagina e con un numero di caratteri inferiore a 65.
  • Inserire il tag meta description diverso per ogni pagina e con un numero di caratteri inferiore a 155
  • Strutturare le pagine utilizzando i titoli Heading H1, H2, H3. Una keyword deve apparire all’interno del testo del tag H1. In una pagina web meglio inserire un solo H1.
  • Inserire la giusta quantità di testo nei propri articoli e nei contenuti del sito, ovviamente parliamo di testi ottimizzati per i motori di ricerca. Non esiste un numero fisso di parole da inserire, anche se alcuni consigliano almeno 100 parole, questo per permettere ai motori di ricerca di “leggere e capire” il messaggio che si sta comunicando. Fermo restando che, piuttosto che aggiungere testo inutile, se proprio non abbiamo necessità di inserire altri contenuti, vanno bene anche testi più brevi.
  • Inserire sinonimi nei testi delle nostre pagine è una pratica consigliata. I motori di ricerca moderni possiedono algoritmi sempre più intelligenti in grado di indicizzare i nostri contenuti anche per parole chiavi similari a quelle su cui stiamo puntando. La regola di base rimane sempre quella di adottare, ad ogni modo, un linguaggio più naturale possibile senza farsi prendere dalla frenesia delle parole chiave.
  • Verificare che tutte le immagini che stiamo utilizzando sul nostro sito siano dotate di Alternative Text (Tag ALT) possibilmente ottimizzato con almeno una parola chiave al suo interno. Anche lo stesso nome file dovrebbe essere ottimizzato SEO, idem per l’eventuale utilizzo della didascalia. Da non fare: sovra ottimizzare il testo ALT, ricordiamoci sempre che è un testo utile per le regole di accessibilità dei contenuti e deve essere il più descrittivo possibile.
  • Linkare le pagine interne al proprio sito tra loro. Questi collegamenti devono avvenire in maniera naturale ovvero “SEO-friendly“. In poche parole è molto rilevante l’anchor text dei nostri link, che vanno posizionati in mezzo ai testi della nostra pagina non nella navigazione globale del sito. L’anchor text deve contenere, sempre senza snaturarne il significato, la parola chiave relativa alla pagina di destinazione, questo meccanismo aiuta l’utente, ma anche il motore di ricerca, a capire a cosa si riferisce il link e a che contenuto è collegato.
  • Avviare una strategia di link-building efficace. Questo è uno dei fattori SEO più importanti e allo stesso tempo più difficili da ottenere. È un lavoro che richiede tempo e pazienza, ed è talmente ampio, come argomento da trattare, che meriterebbe un articolo a parte. Per ora mi limito a rimandarvi a questa breve guida, ben fatta, che illustra “5 metodi per fare Link Building” in maniera chiara.
  • Verificare di non aver contenuti duplicati sul proprio sito, utilizzare i redirect 301 e il tag canonical per risolvere questi problemi che potrebbero penalizzare l’indicizzazione.
  • Utilizzare URL assoluti al posto degli URL relativi all’interno del proprio sito, è preferibile
  • Controllare le performance di velocità del proprio sito tramite strumenti di diagnostica come Google Page Speed. La velocità di accesso al sito oggi è un importante fattore SEO.
  • Creare una mappa XML dei contenuti del proprio sito ed inviarla a Google Search Console e Bing Webmaster Tool. Per fare questo è possibile utilizzare dei sistemi online come XML-Sitemaps.com o, nel caso di WordPress, dei plugin specifici come Google XML Sitemaps o lo stesso plugin Yoast SEO già citato in precedenza.
  • Creare il file robots.txt ed inviarlo a Google Search Console e Bing Webmaster Tool.
  • Implementare i Microdati tramite lo standard Schema.org. I Microdati servono per marcare dati strutturati sulle singole pagine web, sono stati introdotti qualche anno fa da un accordo comune tra i principali motori di ricerca: Google, Bing, Yandex e Yahoo! con lo scopo di fornire strutture semantiche più complete e precise. Alcuni di questi dati compaiono direttamente nelle SERP di Google fornendo agli utenti i cosidetti “Rich Snippet“. Potete approfondire l’argomento facendo alcune ricerche in rete, ci sono molti articoli sul tema come per esempio questo di Alessio Pomaro.
  • Implementare l’authorship markup in modo da fornire al motore di ricerca la paternità di un post, un articolo o un documento pubblicato sulla rete. Questo lo si ottiene collegando il proprio sito ad un profilo Google+ ed inserendo nei link della pagina il riferimento corretto all’Autore tramite l’attributo rel=”author”. Fino a qualche tempo fa nelle SERP di Google appariva anche l’immagine di profilo dell’account G+, oggi non più. Il tag Authorship collega l’articolo al suo Autore, il tag Publisher collega il sito aziendale alla corrispondente pagina aziendale su Google+. Per una breve guida sulle differenze potete consultare questo articolo in Inglese: “Authorship vs. Publisher Tags: Which To Use?
  • Prendere in considerazione le opportunità che oggi forniscono i Social Network per aumentare la reputazione del proprio brand e creare relazioni dirette con gli utenti. Il dibattito è ancora aperto e sempre molto “caldo”, tanti esperti SEO reputano i cosidetti “segnali social” seppur non direttamente influenti lato SEO, molto importanti per tanti altri motivi indiretti. Non da ultimo il fatto che se un contenuto riceve tante citazioni sui Social, questo aumenta il traffico verso il nostro sito, l’autorevolezza del nostro brand e allo stesso tempo può diventare una fonte naturale di backlink. Potete leggere alcuni pareri in questo articolo, da cui riporto, in chiusura, questi concetti fondamentali
    • I segnali sociali portano traffico e il traffico, legato ad una seria di altre metriche di “user experience” (tempo di permanenza sulla pagina, tasso di rimbalzo, pagine viste, ecc.) sono già utilizzate da Google per premiare – o meno – una pagina web.
    • I segnali sociali concorrono inoltre anche a creare un’associazione con il Freshness Update di Google, per il quale una risorsa riceve un boost iniziale nel ranking per la “freschezza” e rilevanza del contenuto in relazione ad una query di interesse. Di conseguenza se i segnali sociali velocizzano la scoperta di una risorsa da parte del motore e il contenuto è rilevante temporalmente rispetto a determinate query, è allora anche logico cercare di sfruttare i segnali sociali per diffondere contenuti nuovi.
    • I segnali sociali non influenzano i ranking, ma se riesci a produrne tanti e di qualità (soprattutto se a produrli è un influente) stai certo che, indirettamente anche la pagina web ne beneficerà in termini di posizionamento, perché ci saranno sicuramente più possibilità di acquisire links in entrata, e quelli si, sono ancora il nettare degli Dei!
  • Per le motivazioni espresse sopra, è importante dotare i propri contenuti web dei pulsanti di condivisione socialsocial sharing“.
  • Creare profili Social del proprio brand su Facebook, Twitter, Google+ (importante per l’autorship come già visto e per le ricerche locali) o altri network, sempre tenendo in considerazione l’immagine grafica coordinata tra canali social e sito web ed il nome brand che dovrebbe essere sempre il medesimo come da esempi:
    • http://www.twitter.com/brand-name
    • http://www.facebook.com/brand-name
    • http://www.yelp.com/biz/brand-name
    • http://www.youtube.com/user/brand-name
    • http://www.linkedin.com/in/brand-name
    • http://pinterest.com/brand-name/